Iniziamo questa nuova rubrica dedicata ai modelli Ciao partendo dal primo del 1967.
Ma prima conosciamo la persona che ce ne parlerà, Marco Dal Pozzo.
Ciao Marco, vuoi raccontarci in poche parole cosa ti rende in grado di parlarci di questo primo modello e perchè sei considerato un esperto di Piaggio Ciao?
Il Ciao è un ciclomotore molto semplice ma non per questo privo di sfumature. Sicuramente la passione mi ha portato a studiare i dettagli di questo piccolo ciclomotore che dal 1967 al 2006 ha subito tante migliorie, sia a livello motoristico che a livello telaistico.. Non mi ritengo un esperto ma piuttosto un appassionato che ha voluto approfondire l’argomento, diventando però un riconosciuto punto di riferimento per gli amici che mi circondano.
Negli anni 60 e poi 70 esistevano tantissimi tipi di ciclomotori a pedali e a presa diretta.
Quando la Piaggio decise di entrare in questa nicchia di mercato, perchè a tuo avviso riuscì con il Ciao a sbaragliare la concorrenza?
A mio avviso, con il Ciao la Piaggio ha indovinato quello che il mercato cercava, ovvero un ciclomotore semplice, leggero, facile da usare e da ricordare grazie ad un nome così comune. Un mezzo alla portata di tutti e, se vogliamo, diverso dai soliti ciclomotori in commercio in quei anni.
Quando parliamo di “preserie” intendiamo un modello precedente a quello poi prodotto in massa, con caratteristiche sperimentali. Esiste qualcosa di analogo “prima del primo” Ciao e da quali carratteristiche li possiamo distinguere dal Ciao che poi fu effettivamente posto nella produzione di serie? Possiamo distinguerli anche da una particolare numerazione del telaio?
Nel Settembre del 1967 il Ciao era già pronto negli stabilimenti Piaggio ma l’omologazione tardava ad arrivare, quindi ad ottobre decisero comunque di presentarlo. Si parla di preserie riferendosi ad un numero limitato di modelli che partono dal telaio numerato 101 fino a quello numero 700 circa, uguali nella forma e nei dettagli ai successivi “prima serie”. Ma solo dopo il numero 700 circa compare l’omologazione stampata sia sul telaio che in alcune parti meccaniche come la marmitta e il filtro del carburatore.
Poche differenze distinguono un “preserie” da un “prima serie”, alcune di queste sono prettamente invisibili perché nascoste nel piccolo motore, come per esempio la lubrificazione dell’ albero motore oppure qualche dettaglio nell’ impianto elettrico, altre invece sono ben visibili ad un occhio attento, come il pulsante del clacson di colore nero, che poi diventerà grigio.
Come viene chiamato il primo Ciao omologato di serie? Quali caratteristiche lo rendono maggiormente distinguibile dai successivi? Per quanti anni viene prodotto?
Dopo il “preserie”, i Ciao prodotti prendono il nome di Ciao “A”. Mantengono un faro tondo anteriore con il devio luci incorporato nel faro stesso, i cerchi con canale centrale rialzato, la sella fissa al telaio e ammortizzata da una molla alloggiata nel corpo della sella e un cassettino porta oggetti grigio. Questo modello viene prodotto per 2 anni fino al 1969.
Il primo modello Ciao viene evoluto oppure resta invariato per tutto il biennio di produzione? In quali colorazioni veniva commercializzato? Il variatore è fin da subito una opzione acquistabile?
Il primo modello rimane esteticamente invariato, ad eccezione di qualche particolare come il tappo del serbatoio, che nei modelli del ‘69 diventa di diametro più grande, o come i terminali di scarico, che vengono modificati nelle saldature (nel ‘67 abbiamo lo scarico saldato ad ottone mentre nei successivi le saldature erano a filo continuo); cambiano anche forma i gruppi termici e i carburatori, infatti nel ‘67 fino a metà ‘68 i gruppi termici avevano i prigionieri a vista e i carburatori con fondello della vaschetta liscio.
Nel 1967 furono prodotti solo quattro modelli, due modelli con ruote da 19 pollici e due modelli con ruote da 17 pollici. L’ unica variante era la forcella che poteva essere molleggiata con freno a tamburo oppure rigida con freni a pinza, ma comunque tutti con trazione a puleggia. Solo nel gennaio del ‘68 uscirono dalla fabbrica di Pontedera i primi Ciao con trazione a variatore, ma esclusivamente nei modelli con forcella molleggiata.
Amplissima infine era la varietà di colorazione disponibili per il telaio.
Quanto costava all’epoca uno dei primi Ciao?
Il Ciao veniva commercializzato nel ‘67 e ‘68 al costo di circa 54000 lire nella versione con ruote da 17” e 19” e forcella rigida, oppure a 59000 lire nelle versioni con ruote da 17” e 19” con forcella molleggiata. La versione a variatore che come dicevo era disponibile solo dal gennaio ’68, aveva un costo di 61000 lire. Facendo una stima tenendo in considerazione l’inflazione e l’ultimo prezzo di vendita del Ciao nel 2007, per dare un’idea del suo potenziale prezzo oggigiorno, possiamo parlare di una forbice che va dai 1400 ai 1700 euro.
La scelta della forcella rigida e dei freni a tampone fu prettamente economica? Com’è il confort guidando uno di questi primi Ciao?
Effettivamente la versione con forcella rigida era decisamente la più economica e sicuramente la meno confortevole, praticamente paragonabile ad una bicicletta dal peso abbondante. Ironia della sorte oggi è il modello più ricercato e valutato.
Sappiamo che ti diletti nel restauro. I ricambi specifici per il restauro di questo primo modello sono tutti facilmente reperibili per l’acquisto oppure devi fare bricolage? Qual’è il pezzo più introvabile, il Santo Graal dei ricambi?
Purtroppo il restauro di questi primi modelli è molto impegnativo e particolarmente dispendioso, non
esistono più ricambi nuovi o rimanenze di magazzino, tanto meno le repliche (come ad esempio nel mondo Vespa). Tutto quello che viene installato su uno di questi mezzi qual’ ora fosse mancante o danneggiato, deriva da una lunga ricerca nei vari mercatini o, anche se spiacevole, dallo smembramento di altri Ciao troppo compromessi e non più idonei al restauro. Per quanto riguarda il nostro ciclomotore, non parlerei di “Santo Graal” del ricambio, in quanto tutto ormai può ritenersi ormai molto raro da trovare. Di sicuro le famose marmitte con saldatura in ottone sono però uno di quei ricambi che scarseggiano maggiormente. A mio parere se dovessi dire un pezzo assolutamente introvabile direi senz’ altro il pulsante clacson Siem di colore nero, applicato solo nei primissimi preserie del 67.
Se volessi rimettere in sesto questo primo modello, sarebbe ancora utile recarsi ai mercatini dell’usato come i famosi di Novegro, Imola, etc..?
Decisamente sì, ma recarsi in questi luoghi diventa sempre più simile ad una caccia al tesoro e bisogna chinarsi e sporcarsi le mani per trovare il pezzo giusto, ad un prezzo abbordabile, nelle cassette di plastica degli ambulanti. Per gli acquisti ci sono anche i Social ma essendo gruppi di appassionati e intenditori il prezzo di alcuni ricambi è decisamente alto.


